Oggi mi sento asociale

“È meglio stare sui coglioni a molti che piacere a molti coglioni.”
“In tempi di coronavirus, lui e lei portano la mascherina anche in casa. È sempre meglio evitare i contatti con gli estranei.”
“La suocera di una mia amica ha fatto carriera nell’esercito: è stata promossa al grado di serpente maggiore.”
“È giusto che i maschi qualche volta vadano a mignotte: bisogna andare a trovare la mamma di tanto in tanto.”
“C’è una differenza tra chi è pagato per rompere i coglioni e chi lo fa gratis: i primi hanno un orario.”
“Un mio ex new age ogni sera si connette coi piani superiori. Infatti abita sotto tre escort.”
“Il condominio si chiama così per un motivo: ci vuole il condom per proteggersi dalle teste di cazzo che lo abitano.”

Nel quarto volume della serie, i “fuorismi” di Brianna diventano un po’ cattivelli, anzi cattivoni, anzi decisamente velenosi. Nel mirino l’universo mondo di chi ci sta sulle ovaie o sui gioielli di famiglia, a seconda del sesso di riferimento; oltre che ovviamente le miriadi di figli e figlie di buona donna, con tutto il rispetto delle operatrici del settore che fanno del bene svolgendo un lavoro tanto pericoloso quanto disprezzato.
Il tutto è sintetizzato dall’autrice così (scusate i francesismi):
“Quando hai a che fare con uno stronzo ci sono solo due possibilità: o lo prendi a schiaffi o lo prendi per il culo.”
Essendo l’autrice contro la violenza a tutti i livelli, non rimane che una possibilità.

Elisabeth V.A. è nata il 25 luglio di un anno imprecisato della seconda metà degli anni ottanta, in un paese imprecisato tra le Alpi e il Polo Nord.
La precisione e la geografia non sono mai state il suo forte.
Parla di sé in terza persona perché non è troppo in sé.
Attratta come tante ragazze dal mondo della moda, appena arrivata a Milano è entrata e scappata nel giro di 24 ore da un’agenzia di fottomodelle (il refuso è puramente voluto).
Successivamente ha lavorato in pubblicità come copriwater, poi ha cambiato aria perché anche quella del water non era delle migliori.
Dopo diciotto mesi di precariato nella pubblica amministrazione italiana ha sentito il bisogno di iscriversi a Psicologia, anche se forse Psichiatria sarebbe stata più indicata.
Una notte di mezzo inverno, appena uscita da un cubo di ghiaccio ha osservato che una caldaia in blocco riprende a funzionare se inserisci la spina nell’altro verso.
Applicando lo stesso principio, dopo un’esperienza fallimentare di cucina creativa e scrittura tradizionale ha invertito le polarità: da allora si dedica alla cucina tradizionale e alla scrittura creativa.
È vincitrice del Premio Internazionale “The Dumbest Self Marketing in the World”.
Odiando mettersi in mostra ha fondato il Club degli Assenzialisti, di cui fanno parte a pieno titolo anche l’editore, la grafica e il webmaster.
Coerentemente con lo spirito del Club, i volumi che ha pubblicato sono ovviamente assenti dagli scaffali delle maggiori librerie mondiali.
Ama il cibo italiano (beh, non si può essere sempre originali…), la musica downtempo/trip-hop, la satira, i satiri (se esistessero…) e le persone serie, cioè quelle che non si prendono mai troppo sul serio.
Detesta tutto ciò che è corretto (caffè a parte), non sopporta le molestie e i rumori molesti: il termine comprende la TV, i social, la musica dei grandi magazzini, la politica, il gossip, gli stalkers compulsivi, i whatsappers ossessivi, i produttori seriali di fake news, i (cog)leoni da tastiera e in generale tutti quelli che non hanno nulla da dire ma lo dicono lo stesso.